
La doppia rivoluzione: NexX4 e BOA
Milano Cortina 2026 si è chiusa con un risultato storico: 30 medaglie, il miglior bottino di sempre per l’Italia. Ma al di là dei numeri, queste Olimpiadi hanno reso ancora più evidente una trasformazione che da anni attraversa gli sport invernali: la performance non è più solo una questione di tecnica o preparazione, ma il risultato di un sistema complesso in cui ogni dettaglio conta. Sulla neve, dove tutto si gioca in una frazione di secondo, sono spesso gli elementi meno visibili a fare la differenza. Materiali, costruzioni, soluzioni tecniche: è qui che oggi si guadagna – o si perde – velocità.
Snowboard racing: quando il guanto diventa parte della linea
Nel mondo dello snowboard, soprattutto nelle discipline parallele, questo è evidente. Atlete come Lucia Dalmasso – bronzo olimpico nel gigante parallelo a Milano Cortina 2026 e protagonista della Coppa del mondo – costruiscono la loro performance anche attraverso il contatto diretto con la neve.
Nelle curve più spinte, la mano sfiora o appoggia, diventando un vero punto di equilibrio. È un gesto tecnico, ma anche un momento di forte stress per il materiale. Il guanto deve resistere ad abrasione continua, pressione e velocità, senza perdere sensibilità. È qui che i limiti dei materiali tradizionali emergono con chiarezza: pelle e Kevlar tendono a consumarsi rapidamente e, allo stesso tempo, possono ridurre la libertà di movimento. Due aspetti che, in gara, incidono direttamente sulla qualità del gesto.
NexX4: resistere senza irrigidire
La risposta arriva dai materiali di nuova generazione, come NexX4, una tecnologia sviluppata da JV International e oggi applicata ai guanti Level. Parliamo di un materiale polimerico capace di combinare leggerezza, flessibilità e resistenza all’abrasione, mantenendo prestazioni costanti in un range termico molto ampio, da -40 a +40 gradi.
Il punto non è solo la resistenza, ma il modo in cui questa si integra con il movimento. NexX4 permette di lavorare su spessori sottili, mantenendo uniformità e reattività. Tradotto sulla neve: il guanto dura di più, ma soprattutto continua a “rispondere” allo stesso modo anche dopo utilizzi intensivi.
Nei modelli sviluppati da Level – come Worldcup CF, Race Speed e Off Piste N4 Mitt – ciò si traduce in una combinazione concreta di protezione e sensibilità. In curva, l’appoggio resta preciso, la mano “legge” la neve e il gesto rimane fluido.
Sci di fondo: la precisione parte dalla calzata
Se nello snowboard il punto chiave è il contatto con la neve, nello sci di fondo tutto parte dal piede. È qui che nasce la spinta, ed è qui che si misura l’efficienza del gesto.
In questo ambito, il BOA Fit System ha cambiato il modo di intendere la calzata. Niente più lacci tradizionali, ma una rotella micro-regolabile, cavi e guide che permettono di adattare il fit in modo preciso, uniforme e continuo, anche durante la gara.
Le piattaforme BOA Li2 e L6, progettate per condizioni fredde e variabili, garantiscono tensione costante e affidabilità anche a temperature sotto lo zero. La possibilità di intervenire sulla calzata in movimento consente agli atleti di mantenere sempre il giusto equilibrio tra stabilità e comfort.
PerformFit Wrap: più connessione, meno dispersioni
Il passo successivo è rappresentato dal BOA PerformFit Wrap, una configurazione progettata per avvolgere piede e parte inferiore della gamba in modo uniforme.
Il beneficio è immediato: meno punti di pressione, miglior bloccaggio del tallone e una connessione più diretta tra atleta e sci. In pratica, ogni spinta viene trasmessa in modo più efficiente, riducendo dispersioni e migliorando la continuità del gesto. Tutto ciò si traduce in velocità reale.
Le piste come banco di prova definitivo
Dalle piste di snowboard alle tracce dello sci di fondo, passando per il palcoscenico globale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina hanno evidenziato una costante degli ultimi anni: la tecnologia è parte integrante della prestazione. BOA e NexX4 rappresentano due approcci diversi ma complementari a questo nuovo paradigma. Il primo lavora sulla precisione del fit e sull’efficienza del gesto, il secondo sulla protezione e sulla sensibilità nel contatto diretto con la pista. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: trasformare ogni dettaglio in parte della performance.



























































